Come fa uno sciatore ad avere un buon piede?

By Babi Milani
22/3/2020

Non è facile rispondere alla classica domanda che molti di voi mi pongono: come faccio a migliorare la sensibilità a livello dei piedi?

Beh, ci sono parecchi fattori che entrano in gioco.

Credo prima di tutto che questa capacità si sviluppi maggiormente in tenera età e che sia motivata in buona parte dalla gran voglia di sperimentare.

Cambiare spesso pendio alternando diversi tipi di curva e sfruttare le mutevoli caratteristiche del terreno al fine di confrontarsi con il “cosa fare con i piedi”, per esempio ruotarli più o meno, inclinarli più o meno è sicuramente un buon esercizio.

Anche l'alternare sciate con scarpe strette e sportive ad altre con scarpe più larghe e meno tecniche o con assetti differenti (per esempio quelle da skialp, ancor più su nevi non battute), può aiutare il lavoro di sensibilizzazione.

Non c'è da sottovalutare il fatto che la componente genetica entra prepotentemente in gioco in questo caso, tuttavia il lavoro che si può svolgere dà spesso buoni frutti.

Quest'inverno ho sperimentato di persona il fatto che si può allenare l'uso “avanzato” dei  piedi dello sciatore facendogli compiere un gran numero di esercizi ed anche brevi sequenze di curve senza l’uso della vista.

Ma come, direte voi?

Da quando nel mio gruppo sciano persone ipovedenti e non vedenti mi sono resa conto che la loro capacità di “sentire” la neve è meravigliosamente espressa.

Riescono cioè a leggere molto bene il terreno con i piedi e con grande rapidità sono in grado di trasferire le informazioni al cervello. Il risultato è un velocissimo apprendimento e il salto a piè pari di alcuni passaggi normalmente necessari.

Noi normodotati cosa facciamo di solito?

A ben pensare facciamo praticamente il contraio...

guardiamo il terreno e ciò che ci circonda, raccogliamo numerose informazioni, alcune delle quali persino ridondanti, inviamo le informazioni al cervello e di coseguenza inneschiamo il movimeto dei piedi.

Un meccanismo molto più lungo e laborioso.

Quando dico noi intendo naturalmente le persone meno preparate tecnicamente, in fase di progressione.

Ma tornando alla vista... sapete cosa ho letto una volta? Che il mitico Ingemar Stenmark per migliorarsi in fretta e allenare la destrezza si destreggiava nella notte tra i paletti dello slalom nei pressi di casa a Tarnaby, in Svezia, alla fioca luce di qualche lampadina.

Si può certo affermare che questo suo inusuale allenamento si sia rivelato una grande idea!

Dunque amici miei, aspettatevi di tutto durante i nostri stage, anche (e perchè no) di essere bendat per riscoprire cosapevolezze che non sapete di avere, vi stupirete!

Un caro saluto,

                         Babi

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